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Strage dell’Isis a Dacca

«Recita il Corano»: così hanno torturato e ucciso gli «infedeli»

La notte dell’assalto di Dacca: i jihadisti hanno tenuto in ostaggio gli ospiti de locale per 11 ore.  Hanno diviso i musulmani dai cristiani, poi hanno iniziato la carneficina.

salerno daccaNella notte del 1° luglio, alle ore 21:20 locali, sette terroristi hanno aperto il fuoco all’interno del ristorante Holey Artisan Bakery situato nel quartiere diplomatico di Gulshan della capitale, non distante dall’ambasciata italiana.

Dopo aver lanciato alcune granate a mano hanno preso in ostaggio alcune decine di ostaggi ed ucciso due poliziotti durante una sparatoria con le forze dell’ordine. 22 civili e 5 attentatori sono morti durante l’attacco mentre uno dei terroristi è stato catturato e tredici ostaggi liberati dalle forze armate bangladesi.

Nove le vittime italiane di cui sono stati divulgati i nomi: si tratta di Adele Puglisi, Marco Tondat, Claudia Maria D’Antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D’Allestro, Maria Riboli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti.

L’ Isis ha rivendicato l’attacco a Dacca e pubblicato le foto dei cinque terroristi che l’hanno compiuto: i cinque sono ritratti con kefiah in testa e kalashnikov in mano. Si tratta di un’informazione che differisce dalla versione dell’esercito del Bangladesh, che ha riferito di avere ucciso sei assalitori e di averne arrestato un settimo. «Volevamo uccidere gli stranieri dei Paesi crociati a Dacca», si legge nella rivendicazione pubblicata da Site.  Gli autori dell’assalto jihadista al caffè di Dacca erano tutti giovani, come testimoniano le foto e come avevano raccontato i testimoni. «Avranno avuto al massimo 28 anni, erano magri e ho notato che non avevano la barba», ha raccontato a una tv locale un testimone che ha visto i terroristi dall’alto di un tetto dopo essere riuscito a fuggire insieme ad altre persone.

Il blitz:

Il blitz delle forze speciali è scattato alle 7,40 di sabato (le 3,40 in Italia) dopo un assedio di 10 ore. Gli ostaggi liberati sono 13. I terroristi sono stati uccisi dalle forze di cuoio e uno – secondo quando dicono le autorità locali – sarebbe stato catturato ma non ci sono ulteriori notizie. «È stato un atto odioso. Il mio governo è determinato a sradicare il terrorismo» ha detto la premier bengalese Sheikh Hasina. Il ristorante dove è avvenuto l’assalto, Holey Artisan Bakery, frequentato perlopiù da stranieri, è stato attaccato intorno alle 21 ora locale di venerdì sera da un commando di giovani armati di granate, pistole, fucili e machete.

«Torturati e sgozzati, risparmiato chi conosceva il Corano»

Secondo quanto emerge dalle testimonianze dei sopravvissuti, le vittime sono state sgozzate «con lame affilate». «Quelli che sapevano recitare versi del Corano sono stati risparmiati, gli altri sono stati torturati», ha raccontato al «Daily Star» Rezaul Karim, padre di Hasnat che è stato tenuto in ostaggio per oltre 10 ore nel locale insieme alla sua famiglia. «Con i cittadini bengalesi non si sono comportati male: ci hanno anche dato anche da mangiare» ha detto . Il racconto è stato confermato anche da altri testimoni.

La Farnesina fin dall’inizio dell’assalto «non ha escluso la possibilità» di italiani prigionieri, e con il passare delle ore questo timore si è fatto via via più concreto. 

Fino alla conferma, in mattinata: all’Unità di crisi risulta che gli italiani a cena nel locale di Dacca erano 11, tra cui anche Gianni Boschetti, l’ unico riuscito a mettersi in salvo. Imprenditore tessile da 25 anni in Bangladesh, sedeva a un tavolo «con la moglie e un cliente» ha raccontato. E’ stato lui a riferire della presenza di «numerosi» italiani a un altro tavolo. «Io sono riuscito a mettermi in salvo — ha precisato parlando con un amico, riferisce l’Ansa — ma sono angosciato per gli altri». Anche sua moglie Claudia, imprenditrice del tessile, è risultata tra le vittime. Sempre fonti della Farnesina chiariscono al Corriere come Boschetti sia riuscito a salvarsi: l’imprenditore si trovava nel giardino del ristorante al momento dell’assalto. Una volta resosi conto di quanto stava accadendo si è nascosto dietro un arbusto e ha allertato il nostro ambasciatore che a sua volta ha dato l’allarme alle forze di polizia locali. La via di fuga è stato un viottolo vicino al giardino.  Lo stesso per il capo cuoco argentino di origine italiana, Diego Rossini, riuscito a salvarsi: «E’ stato tremendo, ma posso dire che oggi sono nato per la seconda volta. Devo ringraziare l’Italia per come mi ha aiutato in una vicenda così dura», ha detto Rossini all’Ansa.

Il Papa: «Barbarie contro Dio e uomo»

«Profondamente rattristato dalla violenza insensata perpetrata contro vittime innocenti a Dacca». Così si legge in un messaggio di cordoglio inviato presso la Diocesi di Dacca dal Segretario di Stato Pietro Parolin, a nome del Papa che «esprime di cuore le proprie condoglianze e condanna questi atti barbari come offese contro Dio e contro l’umanità». Papa Francesco «affida i morti alla misericordia di Dio e assicura le proprie preghiere alle famiglie in lutto e ai feriti».

Chi sono le nove vittime italiane dell’attacco in Bangladesh:

Nadia Benedetti, 52 anni, originaria di Viterbo, managing director della StudioTex Limited, da 20 anni trasferita in Bangladesh per dedicarsi a un lavoro che era la sua fonte di vita. “Un branco di bestie ce l’ha portata via” ha scritto su Fb la nipote Giulia. 

Adele Puglisi, 54 anni, manager per il controllo della qualità per la Artsana, non era sposata e non aveva figli; abitava nello storico rione del Fortino a Catania, dove sarebbe dovuta ritornare nei prossimi giorni.

Claudia Maria D’Antona, torinese, 56 anni,  un grande impegno nel volontariato, da molti anni viveva in Oriente, prima in India e poi a Dacca dove era titolare dell’azienda Fedo trading con il marito, Gian Galeazzo Boschetti , l’uomo scampato alla strage solo perché al momento dell’assalto si trovava in giardino a fare una telefonata.

Maria Riboli, 34 anni, dopo il matrimonio si era trasferita a Solza, nell’Isola bergamasca; lascia una bimba di tre anni; si trovava in viaggio di lavoro per conto di un’impresa tessile.

Quasi coetanea, 33 anni, la reatina Simona Monti; sarebbe dovuta rientrare in Italia lunedì e restare a Magliano Sabino, dove vivono i suoi familiari, in aspettativa, perché da poco aveva appreso di essere incinta.

Marco Tondat, 39 anni, da Cordovado (Pordenone) era partito un anno fa perché in Italia aveva difficoltà a trovare lavoro; a Dacca era supervisore di un’azienda tessile. Sarebbe dovuto rientrare a casa lunedì, dove lo aspettava la figlia di 5 anni. 

Cristian Rossi, anche lui friulano, di Feletto Umberto (provincia di Udine), papà di due gemelline di 3 anni; per anni aveva lavorato per la Bernardi come buyer in Bangladesh per poi mettersi in proprio.

Claudio Cappelli, 45 enne residente in Lombardia con la moglie e la figlioletta di 6 anni, aveva da 5 anni una impresa nel settore tessile che produceva t-shirt e magliette. 

Vincenzo D’Allestro, di origine campane ma nato in Svizzera, 46 anni, abitava con la moglie ad Acerra(Napoli) ma era quasi sempre fuori per lavoro, anche lui nel settore tessile.

Speriamo a questo punto di non sentir dire ancora una volta che “la religione non c’entra” e che “i terroristi non sono veri musulmani”, perché, anche se è vero che solo una ridotta minoranza di musulmani aderisce al terrorismo islamista, è la religione a fornire ideologia unificante e linguaggi, oltre che a configurare una micidiale rete entro la quale prendono corpo alleanze e sinergie sul piano operativo. E poi, come si fa a dire che la religione non c’entra quando i macellai di Dacca hanno selezionato le vittime da uccidere con i machete chiedendo agli ostaggi di recitare il Corano?

VIVERE è STUPEFACENTE, LA DROGA NON SERVE!

salerno drogaIl 26 giugno si celebra la Giornata internazionale contro il consumo e il traffico di droga, indetta per la prima volta nel 1987 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ricordare l’obiettivo comune a tutti gli Stati membri di creare una comunità internazionale libera da droghe. L’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine, durante la giornata internazionale, intensifica la promozione di campagne di sensibilizzazione sul problema mondiale della droga, rivolgendosi direttamente ai giovani che, secondo numerose ricerche, sono la fascia di età più a rischio:  l’uso di droga tra i giovani è più del doppio di quello della popolazione generale e tre volte più elevato nel caso della cannabis. L’ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine stima in 200 milioni le persone che hanno assunto droghe almeno una volta in un anno. Di questi, 25 milioni sono considerati tossicodipendenti. Ogni anno, 200 mila persone muoiono per malattie correlate all’uso di droghe. Secondo i dati del Rapporto Mondiale 2014, nel periodo che va dal 1998 al 2008, l’uso di cannabis è aumentato dell’8,5%, quello di cocaina del 27% e quello di oppiacei addirittura del 34,5%. L’Osservatorio Europeo sulle Droghe e le Tossicodipendenze (OEDT) questo mese ha pubblicato la Relazione Annuale. Dalle stime emerge che circa un quarto della popolazione europea, pari ad 80 milioni di persone, ha usato sostanze illegali nella propria vita. Tra queste, 73,6 milioni hanno usato cannabis, seguita a notevole distanza da cocaina, amfetamina ed ecstasy. Per quanto riguarda i giovani europei, sono 4,6 milioni quelli di età compresa tra i 15 ed i 34 anni ad aver usato cannabinoidi (11,2% della popolazione generale), tra cui 8,5 milioni hanno tra i 15 ed i 24 anni. Inoltre, si stima anche che il 24% della popolazione studentesca abbia usato cannabinoidi almeno una volta nella vita. L’uso di droghe è preoccupante perché rappresenta una seria minaccia per la salute. Tutte le droghe hanno effetti fisici immediati, ma possono anche grevemente compromettere lo sviluppo psicologico ed emotivo. Sulla crescente diffusione della droga nella società grava la crisi economica, l’instabilità politica, l’elevato tasso di disoccupazione, ma anche un deficit di informazione e prevenzione. In questi ultimi anni è triplicato l’uso di psicofarmaci ed antidepressivi, l’approccio agli alcolici è sempre più precoce e si ricorre con più frequenza ai giochi d’azzardo. Parlare di dipendenze significa parlare della solitudine, del disagio e della fragilità di tante persone, dei legami sociali e del contatto umano che il mondo “virtuale” ha indebolito. L’ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC) sceglie ogni anno i temi della Giornata e lancia campagne di sensibilizzazione sul problema mondiale della droga. La campagna pone l’accento soprattutto sulle droghe poste sotto controllo internazionale, riportate nei tre trattati multilaterali, che costituiscono la spina dorsale del sistema internazionale di controllo della droga. Tra queste anfetamine, cocaina, cannabis, allucinogeni, oppiacei e sedativi ipnotici. L’UNODC si rivolge soprattutto ai giovani che spesso ricercano gli “effetti da sballo” delle droghe, senza essere consapevoli dei molti “effetti collaterali” derivanti. La campagna internazionale vuole offrire loro strumenti adeguati per informarsi sui rischi per la salute associati al consumo di droghe. Infatti, secondo uno studio effettuato da Dipartimento Politiche Antidroga (Dpa) i dati sull’uso di sostanze stupefacenti fra gli adolescenti italiani sono allarmanti. Uno studente su 4 tra i 15 e i 19 anni ha sperimentato il consumo di cannabis. Tra i maschi, le prevalenze di consumo passano dal 7,8% dei 15enni al 33,9% dei 19enni, mentre tra le studentesse si passa rispettivamente dal 4,8% al 20%. Un ragazzo su 3 e 1 ragazza su 5  riferisce di aver utilizzato cannabis più assiduamente, 20 o più volte negli ultimi dodici mesi. Uno studente su 33 riferisce di aver assunto cocaina almeno una volta nella vita e 1 su 47 dichiara di aver consumato la sostanza nel corso dell’ultimo anno. Un ragazzo su 47 riferisce di aver provato sostanze stimolanti (amfetamine, ecstasy, ecc.) almeno una volta nella vita, mentre 1 su 77 le ha utilizzate nel corso dell’ultimo anno. Per affrontare  il fenomeno, secondo il Dipartimento antidroga, bisogna spiegare ai ragazzi i rischi connessi all’uso di queste sostanze prima che incontrino l’occasione di provarle. E’ necessario cominciare la sensibilizzazione in giovanissima età, partendo dai bambini tra i 6 e gli 11 anni, affinché a 15 anni non si trasformino in nuovi consumatori di alcol e droga. A tal scopo il Dipartimento Politiche Antidroga (Dpa), l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e l Movimento italiano genitori (Moige) ha organizzato una campagna informativa itinerante dal titolo “Elementare, ma non troppo…”. Un progetto di durata biennale che coinvolgerà 7 regioni: Lazio, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Puglia e Campania. Il target sarà di 50 scuole elementari sparse sul territorio, dove sarà possibile incontrare circa 15.000 bambini, 30.000 genitori e 2.000 insegnanti. In ciascuna scuola verrà realizzato un open day che consentirà ai bambini di essere coinvolti in attività ludiche ideate per veicolare informazioni sull’uso delle droghe. I genitori e gli insegnanti saranno invece coinvolti in incontri serali sui temi della campagna. Solo in Italia sono state immesse sul mercato clandestino 73 nuove sostanze psicoattive tra cannabinoidi sintetici e sostanze chimiche di varia natura: si tratta di sostanze illegali e quindi, per definizione, non controllate, la cui potenzialità di danno alla salute risulta non prevedibile, né controllabile. La sfida numero per l’Unocd (il Dipartimento delle Nazioni Unite contro le Droghe e il Crimine) uno sono quindi le NPS, sostanze psicoattive “nuove” non perché necessariamente di ultima generazione, ma perché entrate sul mercato da poco e non ancora inserite nei tabellari delle sostanze illegali della Convention on Psychotropic Substances del 1971. Ma per molte nuove droghe che invadono il mercato, complice il trend del policonsumo, le più utilizzate restano cocaina, eroina e cannabis, aumentata del 2% tra i più giovani. In calo invece i consumi di cocaina tanto che i sequestri nell’UE sono passati dai 100mila del 2008 agli 86mila del 2011, un calo stimato al 9% anche a Roma e Napoli, le capitali italiane della polvere bianca. Dietro queste cifre si cela un commercio illegale che fattura miliardi di euro. Secondo il Libro Bianco del Consiglio Italiano delle Scienze Sociali, solo in Italia le stime prudenziali del fatturato del mercato della droga si aggirano oggi sui 24 miliardi di euro annui, praticamente pari all’ultima legge finanziaria nazionale. Per sensibilizzare l’opinione pubblica su questi fenomeni, la data del 26 giugno è stata proclamata Giornata internazionale contro il consumo e il traffico di droga. Un appuntamento reso quest’anno più “delicato” dalle recenti dichiarazioni della Commissione globale per le politiche sulla droga: “Cinquant’anni di guerra alla droga hanno fallito e all’Onu non resta che prenderne atto. Dicendo basta alla criminalizzazione e trattando l’emergenza mondiale per quello che è: una questione sanitaria“, ha detto l’ex presidente delle Nazioni Unite Kofi Annan, suo prestigioso membro.

#LoveisLove, la strage di Orlando

salerno orlandoNuova insensata strage di persone negli USA. E’ accaduto ad Orlando, in Florida dove un uomo di origini afgane ma nato e cresciuto a New York, Omar Mateen, ha aperto il fuoco in una discoteca gay, il Pulse, uccidendo 50 persone e ferendone (alcune in maniera gravissima) altre 53 prima che le forze di polizia potessero irrompere ed abbattere anche lui. Una strage. La peggiore carneficina – dal dopo guerra – di civili dall’11 settembre 2001 ad oggi, sul suolo americano . Riassumiamo brevemente tutti i movimenti di quella tragica notte:

• un attentatore armato è entrato nel locale Pulse di Orlando, una discoteca frequentata dalla comunità Lgbt della città, dove ieri si stava svolgendo una festa latinoamericana.
• al momento dell’attacco nel locale c’erano circa 100 personeL’attentatore ha iniziato a sparare alle ore 2.02 ora locale. 
• Il numero delle vittime ha raggiunto quota 50, quello dei feriti 53.
• la polizia di Orlando è intervenuta immediatamente circondando l’edificio, e alle ore 6 circa ha deciso di entrare nel locale, dove l’attentatore si era barricato prendendo in ostaggio alcuni clienti.
• l’attentatore, identificato come Omar S. Mateen, 29 anni, residente in Florida a Fort Pierce, nato a New York, ma di origine afghana, è stato ucciso nel blitz della polizia.
• la polizia di Orlando ha continuamente aggiornato i cittadini tramite Twitter.
• l’attacco è stato definito dagli investigatori un episodio di “terrorismo domestico”.
• il presidente Barack Obama ha chiesto alla polizia federale di intervenire a sostegno delle forze dell’ordine locali della Florida. L’Fbi dunque parteciperà alle indagini e riferirà direttamente al presidente.
• secondo l’Fbi l’attentatore potrebbe avere legami con i miliziani del sedicente Stato islamico.
• -il capo della polizia di Orlando, John Mina, ha riferito che tra la sparatoria e l’omicidio della cantante Christine Grimmie, avvenuto due giorni fa nella stessa città, non c’è alcuna connessione.
• le autorità della Florida hanno dichiarato lo stato di emergenza dopo una richiesta da parte del sindaco della città, Buddy Dyer. 
• si tratta della sparatoria di massa con il più alto numero di vittime della storia degli Usa, superando i 32 morti alla Virginia Tech University del 2007.
• il padre dell’attentatore ha dichiarato che il figlio era “furioso dopo aver visto due uomini baciarsi a Miami”.
• la polizia sta ancora cercando di identificare tutte le vittime, e ha messo a disposizione un numero di telefono per chi non riuscisse a rintracciare i propri parenti e amici. 
• secondo quanto riferisce la Nbc, l’attentatore avrebbe chiamato il numero di emergenza 911 prima di aprire il fuoco contro la folla, giurando fedeltà al sedicente Stato islamico. 
• papa Francesco ha condannato il “terribile massacro che si è consumato a Orlando”. Anche il presidente afghano ha condannato l’episodio. 
• “Il massacro di Orlando è stato un atto di terrore e di odio“, ha dichiarato il presidente Barack Obama”, aggiungendo che il locale dov’è avvenuta la strage “era più di un nightclub, era un luogo di solidarietà e responsabilità”.

Ma chi è l’attentatore Omar S. Mateen?

Omar Mateen era nato 29 anni fa a New York da una famiglia di origine afgana. Era quindi cittadino statunitense. Viveva in una cittadina a quasi 200 chilometri dal luogo della mattanza, Fort Pierce. Aspirava a fare il poliziotto, fece domanda all’accademia. Divenne invece guardia giurata. Secondo un amico d’infanzia, era un ragazzo giocoso divenuto serio da adulto. Praticava il bodybuilding. Chi lo conosceva ha raccontato che partecipava alle preghiere della sera al Centro islamico di Orlando tre-quattro volte alla settimana insieme al figlio minore. L’imam Syed Shafeeq Rahman lo ha descritto come un uomo schivo, che non socializzava con nessuno, ma non aveva mai manifestato inclinazioni violente.

L’ex moglie. Sitora Yusufiy è stata intervistata dal Washington Post: “Non era una persona stabile. Era bipolare. Mi picchiava e lo faceva anche solo perché il bucato non era pronto e cose del genere”. I due si erano conosciuti online e dopo qualche tempo lei si era trasferita in Florida per stare con lui. Otto anni fa il matrimonio, nel 2011 il divorzio. “Sembrava una persona normale” ha aggiunto la donna, secondo la quale l’ex marito non era un fervente religioso: “Preferiva trascorrere il suo tempo in palestra”. E, sempre stando a quanto raccontato dalla ex moglie, assumeva anabolizzanti. Il padre. Seddique Mateen ha chiesto perdono a nome della famiglia e, parlando con la Nbc, ha detto che l’azione del figlio “non ha nulla a che fare con la religione”. Secondo lui, l’uomo si sarebbe infuriato per aver visto degli uomini che si baciavano tra loro. L’omofobia come movente, insomma. Secondo il Washington Post, il padre del killer, di professione assicuratore, è un fervente sostenitore dei talebani afgani. In passato Seddique Mateen, ha condotto una trasmissione tv chiamata Durand Jirga sul canale ‘Payam-e-Afghan’, in onda dalla California. In uno dei suoi video rintracciabili su YouTube, Mateen esprime sostegno ai talebani: “I nostri fratelli del Waziristan, i nostri guerrieri nel movimento e i talebani dell’Afghanistan stanno risollevandosi”. I viaggi in Arabia Suadita.  Mateen sarebbe stato due volte in Arabia Saudita: la prima nel 2011 e la seconda nel 2012, riportano la Cnn e la Nbc, citando fonti investigative. Solo nel 2013 il killer è stato per la prima volta segnalato all’Fbi dopo la denuncia di alcuni colleghi di lavoro. Pregava tre, quattro volte a settimana e partecipava alle cerimonie serali con regolarità recentemente andava in moschea anche “con il figlio piccolo” (nato da un secondo matrimonio), ha detto l’imam del luogo di culto, Syed Shafeeq Rahman, che ha visto l’assassino per l’ultima volta venerdì scorso. Il killer di Orlando non era molto socievole: “Finita la preghiera se ne andava, non socializzava con nessuno. Non è mai sembrato un violento”, ha aggiunto il religioso. Nella stessa moschea si recava occasionalmente a pregare anche Moner Mohammad Abusalha, che si è fatto esplodere in Siria, primo americano a commettere un attentato suicida in Siria. È conosciuto anche come al-Amriky (l’americano), cittadino Usa originario della Florida. Era un militante di un gruppo affiliato ad al Qaeda. Sarebbe morto in un attacco kamikaze nella provincia di Idlib. Mateen fu indagato l’anno successivo proprio per i suoi possibili legami con Abusalha che, come lui, viveva a Fort Pierce, in Florida. “Stabilimmo che il contatto era minimo e che non costituiva una relazione importante o una minaccia in quel momento”, ha spiegato Hopper. Ma i media Usa cominciano a interrogarsi sull’efficacia dei controlli su potenziali sospetti. Le indagini. Mateen era finito sotto il radar dell’intelligence Usa, come Tamerlan Tsarnaev, il più vecchio dei due fratelli ceceni che hanno compiuto l’attentato alla maratona di Boston nel 2013. In quell’anno, come ha riferito l’agente Ron Hopper dell’Fbi, fu oggetto di accertamenti dopo i suoi “commenti provocatori con colleghi su possibili legami con i terroristi”. Fu interrogato due volte ma l’Fbi chiuse il caso perché non riuscì a trovare riscontri a quei commenti. La polizia ha riferito che Omar Mateen ha telefonato al 911 dicendo all’operatore di giurare fedeltà al leader dello Stato islamico (Is), Abu Bakr al-BaghdadiObama ha sottolineato che un attacco a qualsiasi americano è un “attacco a tutti gli americani. E’ un giorno particolare per gli americani che sono lesbiche o gay, transgender o bisessuali”, ha detto, aggiungendo che ad Orlando sono state attaccate “persone che si erano riunite per ballare, per vivere. Pulse era un luogo di solidarietà. L’attacco a qualsiasi americano indipendentemente dalla razza, dalla religione, dagli orientamenti sessuali è un attacco contro tutti noi, contro i valori fondamentali della dignità che identificano il nostro paese”, ha detto ancora il presidente. “Noi manteniamo i valori che ci fanno americani”, ha aggiunto. “Oggi si segna la peggiore strage nella storia dell’America”. Il massacro di Orlando mostra “come è facile per gli americani essere uccisi a scuola, in chiese, nei cinema o nei nightclub. Questa strage è un ulteriore richiamo a come sia facile per qualcuno entrare in possesso di un’arma. Dobbiamo decidere se questo è il tipo di Paese che vogliamo essere”, ha aggiunto. “Gli Stati Uniti non cederanno alla paura”. Questa storia lascia due analisi possibili. La prima riguarda il terrorismo ed il tema delle armi. Il secondo riguarda il tema dell’omofobia. Dopo un primo istante di confusione, si è capito che il locale era stato scelto proprio per questo motivo. Proprio l’anno scorso in questo mese una sentenza della corte suprema ha decretato la legalità in tutti e 50 gli stati del matrimonio gay. Dopo un anno abbiamo fatto un grosso passo indietro. Ed è per questo che la battaglia per i diritti civili deve continuare nonostante le vittorie della comunità LGBT. Bisogna continuare per eventi del genere dove il clima di omofobia continua ad uscire prepotente.  Dobbiamo capire che non importa la religione del killer, ma cercare di capire perchè eventi del genere continuano ad accadere nel 2016.

Muhammad Ali

Alì, inizialmente conosciuto con il nome di Cassius Clay, iniziò ad allenarsi all’età di 12 anni. Vinse l’oro Olimpico ai Giochi di Roma nel 1960 e nel 1964, all’età di 22 anni, conquistò il titolo mondiale dei pesi massimisconfiggendo a sorpresa il temuto e potente campione in carica Sonny Liston. Successivamente si unì al movimento afroamericano Nation of Islam e cambiò legalmente il suo nome. Si convertì quindi al sunnismo nel1975 ed infine al sufismo nel 2005Nel 1967, tre anni dopo la conquista del campionato mondiale, Alì si rifiutò di combattere nella Guerra del Vietnam per via della sua religione e della sua opposizione al conflitto. Per questo, fu arrestato e accusato direnitenza alla leva, oltre ad essere privato del titolo iridato. Non combattè per i successivi quattro anni. L’appello di Alì fece strada sino alla Corte suprema degli Stati Uniti d’America, che annullò la sua condanna nel1971. La sua battaglia come obiettore di coscienza lo rese un’icona nella controcultura degli anni sessantaÈ l’unico peso massimo ad essere stato campione lineare per tre occasioni, nel 1964, 1974 ed infine nel 1978. Tra il 25 febbraio ed il 19 settembre 1964 fu inoltre campione indiscusso della divisione. Detiene il maggior numero di premi “pugile dell’anno“,  Soprannominato “The Greatest” (Il Migliore), Ali è stato protagonista di alcuni dei più importanti e famosi eventi del mondo pugilistico Tra questi vi furono la prima controversa sfida contro Sonny Liston, i tre aspramente combattuti match con l’irriducibile rivale Joe Frazier, ed il cosiddetto “Rumble in the Jungle“, il drammatico incontro nel 1974 in Zaire contro il campione in carica George Foreman, dove riconquistò i titoli persi sette anni prima. In un’era dove molti pugili lasciavano parlare i propri manager, Alì, ispirato dal wrestler Gorgeous George, si ritagliò il proprio spazio divenendo famoso come personaggio provocatorio e stravagante.Prese infatti il controllo di numerose conferenze stampa ed interviste, parlando liberamente anche di problemi non legati al pugilato. Figura carismatica, si contraddistinse inoltre come uno dei principali innovatori della pratica deltrash-talking nel mondo sportivo.Trasformò profondamente il ruolo e l’immagine dell’atleta afroamericanonegli Stati Uniti, diventando punto di riferimento del Potere Nero. Secondo la scrittrice Joyce Carol Oates, fu uno dei pochi atleti a “definire con i suoi termini la propria reputazione pubblica”. Nel 1984 gli fu diagnosticata la sindrome di Parkinson, che lo portò ad un graduale declino fisico nel corso dei decenni successivi. Malgrado tali disagi, anche dopo il suo ritiro dal mondo sportivo Alì rimase impegnato in numerose azioni umanitarie, sino alla morte avvenuta nel 2016Cassius Marcellus Clay Jr. nacque il 17 gennaio 1942 a Louisville, in Kentucky. Più anziano dell’unico fratello Rudolph Valentine (Rahman Ali), ricevette il nome di suo padre, Cassius Marcellus Clay Sr. (19121990), a sua volta così battezzato in onore di un politico abolizionista del XIX secolo.  Fu indirizzato alla boxe dal poliziotto di Louisville Joe E. Martin,che lo incontrò mentre, dodicenne, inveiva contro chi aveva rubato la sua bicicletta, promettendo allo sconosciuto “una bella strapazzata”. Il poliziotto gli consigliò di imparare prima a boxare e lo portò alla palestra Columbia, dove iniziò a mettere in mostra il suo talento. Ali nella sua vita si sposò quattro volte ed ebbe sette figlie e due figli. Si sposò la prima volta con Sonji Roi nel 1964, una donna conosciuta solo un mese prima, ed ebbe due figlie da relazioni extra-coniugali: Miya e Kualiah. Muhammad e Sonji divorziarono nel 1966 perché lei rifiutava di cambiare il suo stile di pettinatura e vestiario all’occidentale, in particolare si stirava i capelli e questo era visto da lui come retaggio della schiavitu dove i capelli crespi erano considerati antiestetici. Nel 1967 Ali si sposò con Belinda Boyd, una ragazza di otto anni più giovane. Ebbero quattro figli: Maryum, nata nel 1968, Jamillah e Liban, nate entrambe nel 1970 e Muhammad Ali Jr., nato nel 1972. Nel 1976 i due divorziarono, a causa di una relazione tra Ali e Veronica Porsche, un’attrice e modella e nel 1977 il pugile sposò Veronica ed insieme ebbero due figlie, Hana, nata un paio di anni prima, e Laila, nata nel dicembre del 1977, che divenne un’eccellente pugile professionista e si laureò campionessa mondiale dei pesi Supermedi nel 2002. Si ritirò nel 2006 da imbattuta, vincendo tutti i 24 incontri disputati, di cui 21 per KO. Nel 1986 Muhammad e Veronica divorziarono e alla fine di quell’anno l’ex-campione si sposò con Yolanda ‘Lonnie‘ Ali, la figlia di due vecchi amici dei suoi genitori. Qualche anno dopo adottarono un bambino di nome Asaad AminMalato di Parkinson da trent’anni, muore il 3 giugno 2016 a Scottsdale (Arizona) all’età di 74 anni per delle complicazioni respiratorie dopo due giorni di ricovero. Prima del ritiro della licenza, lo stile di combattimento di Alì era incentrato su un notevole gioco di gambe, atto a consentirgli una elevata dinamicità, prontezza di riflessi nello schivare i colpi degli avversari e velocità esecutiva nel finalizzare l’attacco. Al ritorno sul ring, Ali non era più capace di “ballare” come prima e dovette concentrarsi di più sui pugni che sul lavoro di gambe. Inoltre acquisì notevoli capacità di incassatore, dimostrate sia nell’incontro di Kinshasa che in quello di Manila. La sua boxe basata sul movimento di gambe resta comunque inimitabile per qualsiasi pugile di categoria “pesante”. Di lui si disse: “Vola come una farfalla e punge come un’ape”, per sottolineare la leggerezza dei suoi movimenti, coadiuvata da una tecnica sopraffina. Clay compì il suo debutto da dilettante nel 1954. Vinse sei Kentucky Golden Gloves, due Golden Gloves nazionali ed un titoloAmateur Athletic Union. Negli ultimi quattro anni da dilettante ebbe al suo angolo il cutman Chuck KodakDopo una brillante carriera da dilettante si mise in luce alle Olimpiadi di Roma del 1960 conquistando l’oro nella categoria deipesi mediomassimi.Il suo record amatoriale finale fu di 100 vittorie e 5 sconfitte. Nella sua autobiografia del 1975, affermò di aver gettato la medaglia nel fiume dell’Ohio come plateale gesto di protesta verso il suo Paese e la perdurante discriminazione razziale: di ritorno in patria dopo i fasti romani, un ristoratore si rifiutò di servirlo, perché nero.[29] La storia fu contestata e molti amici del pugile, tra cui Bundini Brown ed il fotografo Howard Bingham, negarono la veridicità del fatto. Secondo Thomas Hauser, invece, Clay gli raccontò che la vicenda del ristorante era veritiera e di aver smarrito la medaglia d’oro un anno dopo la sua vittoria.[30] Il pugile di Louisville ricevette una medaglia sostitutiva alle Olimpiadi di Atlanta 1996, dove fu lui stesso ad aprire la torcia. Nel 1960 passò al professionismo, battendo dapprima Lamar Clark per KO e poi affrontando un altro avversario, che all’epoca era molto temuto, Doug Jones. Ali vinse l’incontro per decisione unanime dei giudici. Ali,un eroe imperfetto della virtù più rara nei nostri giorni del rancore: crescere, maturare, sbagliare, correggersi, cambiar idea, restando se stessi nel cuore.  Nel 2009, in un sondaggio condotto dal sito internet del mensile Focus Storia, Muhammad Ali è stato eletto Sportivo del Novecento

LA NASCITA DELLA REPUBBLICA ITALIANA: 2 Giugno 1946

salerno festa rep.La nascita della Repubblica Italiana avvenne a seguito dei risultati del referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946, indetto per determinare la forma di Stato da dare all’Italia dopo la seconda guerra mondiale e che vide 12 717 923 (54,3%) cittadini favorevoli alla repubblica e 10 719 284 (45,7%) cittadini favorevoli alla monarchiaI risultati furono proclamati dalla Corte di cassazione il 10 giugno 1946, mentre il giorno successivo tutta la stampa dette ampio risalto alla notizia. Ricordiamo che eravamo appena usciti dalla II Guerra Mondiale e l’Italia era allora una monarchia retta dai Savoia. Reduci da una guerra che aveva messo in ginocchio il paese, si andò a votare per questo importante referendum e, probabilmente anche per una spinta emotiva derivante da questo malcontento, gli italiani scelsero di abolire la monarchia e passare ad una forma repubblicana di Stato. Fu, quella, la prima votazione a suffragio universale della storia italiana. L’istituzione della Festa della Repubblica Italiana avvenne nel 1948, anno in cui (1 gennaio) entrò in vigore la Costituzione. Il 2 giugno del 1948 fu dunque celebrata per la prima volta.  A Roma, in via dei Fori Imperiali, si tenne già allora la parata militare, inserita però nel protocollo ufficiale solo due anni dopo. Dal 1950 il cerimoniale prevede la deposizione di una corona d’alloro al Milite Ignoto presso l’Altare della Patria, oltre alla suddetta parata alla presenza delle massime cariche istituzionali. Nel 1977 la Festa della Repubblica venne spostata dal 2 giugno alla prima domenica dello stesso mese, eliminando così dal calendario lavorativo un giorno festivo. Dal 2001, per volere del presidente Carlo Azeglio Ciampi, il 2 giugno tornò ad essere la data della Festa della Repubblica, divenendo nuovamente un giorno festivo a tutti gli effetti. Le polemiche però non mancano. Sostituire la data del 2 giugno con quella del 17 marzo permetterebbe al Paese di celebrare il suo giorno di festa a memoria dell’Unità nazionale, anziché della scelta di una forma di governo. La Festa della Repubblica, in sostanza, celebra l’esito di un referendum, ma “dimentica” tutto ciò che ha preceduto quel giorno; festeggiare l’Italia fissando di fatto come data di partenza  il 1948 è opinabile, visto che si relegano a ruolo di secondo piano 87 anni di storia.  Celebrarle entrambe, come avvenuto nel 2011, è un’opzione remota per motivi prettamente economici relativi ai giorni festivi. Tornare però al 1977 (Festa della Repubblica alla prima domenica di giugno) introducendo la festa dell’Unità d’Italia al 17 marzo non comporterebbe nessun costo. Si tratta solo di volontà politica. Dal 1948, in via dei Fori Imperiali, a Roma, si tiene una sfilata militare in onore della RepubblicaNegli ultimi anni  la sfilata è stata semplificata, per renderla meno costosa e alcuni reparti delle forze armate (per esempio i mezzi corazzati), non sfilano più. Oltretutto, con le loro vibrazioni mettevano a rischio i monumenti antichi che sorgono nella zona. La cerimonia prevede la deposizione di una corona d’alloro al Milite Ignoto presso l’Altare della Patria e una parata militare alla presenza delle più alte cariche dello Stato.  Uno dei momenti più spettacolari della parata è quello dell’esibizione delle Frecce Tricolori: dieci aerei, di cui nove in formazione e uno solista, che compongono la pattuglia acrobatica più numerosa del mondo. 

IL 2 GIUGNO 2016..a SALERNO:

Istituzioni presenti in massa in piazza per la cerimonia del 70esimo anniversario dalla proclamazione della Repubblica italiana.  Una cerimonia composta ed emozionante, che ha visto la partecipazione anche di tanti giovani delle scuole salernitane e di numerose famiglie. Il momento più toccante con l’alzabandiera: il tricolore è stato ceduto dalle mani di un bimbo a quelle del Prefetto di Salerno, Salvatore Malfi, che l’ha poi passato a un militare fra gli applausi della folla. Un rito che si è ripetuto e che quest’anno a Salerno ha visto una partecipazione collettiva notevole.

2 Giugno 1946, nasce la Repubblica Italiana

salerno 2 giugno

23 Maggio 1992 : Giovanni Falcone, la Strage di Capaci

BORSELLINO2 BORSELLINO

CAPACI (PA) 23.05.1992 - STRAGE DI CAPACI: MUORE IL GIUDICE GIOVANNI FALCONE CON LA MOGLIE FRANCESCA MORVILLO E TRE UOMINI DELLA SCORTA. © LANNINO & NACCARI / STUDIO CAMERASTRAGE CAPACI2

Sono passati 24 anni dall’attentato ricordato con il nome di “Strage di Capaci“, in cui morirono il giudice GiovanniFalcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito SchifaniRocco Dicillo e Antonio Montinaro, e proprio in occasione dell’anniversario della loro scomparsa, noi volontari del Servizio Civile Nazionale (Prog. Santa Maria Francesca) crediamo sia giusto ricordare questi eroi, che pur conoscendo la loro avversa sorte, non hanno esitato a continuare la loro lotta contro la mafia.

“ Per non dimenticare, dovremmo forse arrabbiarci e togliere i microfoni e le platee a questi uomini di potere che gongolano in poltrona mentre parlano , noi che sappiamo poco dei loro veri sporchi affari politici, ma per una buona metà machiavellica possiamo ancora essere uomini morali per poter commemorare i due grandi personaggi della storia italiana. “

Giovanni Falcone era nato a Palermo il 18 maggio 1939, è stato un magistrato molto attivo nella lotta contro la mafia ed è considerato un eroe insieme all’amico e collega Paolo Borsellino, che è stato ucciso pochi mesi dopo nella Strage di via D’Amelio a Palermo, avvenuta il 19 luglio 1992. Stava tornando da Roma, come era solito fare nei fine settimana.  Il jet di servizio, partito dall’aeroporto di Ciampino intorno alle 16.45, arriva a Punta Raisi dopo un viaggio di cinquantatre minuti. Lo attendono quattro autovetture: tre Fiat Croma, gruppo di scorta sotto comando del capo della squadra mobile della Polizia di Stato, Arnaldo La Barbera. Appena sceso dall’aereo, Falcone si sistema alla guida della vettura bianca e, accanto a lui, prende posto la moglie Francesca Morvillo, mentre l’autista giudiziario Giuseppe Costanza occupa il sedile posteriore. Nella Croma marrone c’è alla guida Vito Schifani, con accanto l’agente scelto Antonio Montinaro e, sul retro, Rocco Di Cillo. Nella vettura azzurra ci sono Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo. La Croma marrone è in testa al gruppo, segue la Croma bianca, guidata da Falcone e, in coda, la Croma azzurra. Alcune telefonate avvisano i sicari che hanno già sistemato l’esplosivo per la strage, della partenza delle automobili. I particolari sull’arrivo del giudice dovevano essere coperti dal più rigido riserbo; indicativo del clima di sospetto che si viveva nel Paese è il fatto che nell’aereo di Stato che lo riportava a Palermo avevano avuto un passaggio diversi “grandi elettori” (deputati, senatori e delegati regionali) siciliani, reduci dagli scrutini di Montecitorio per l’elezione del Capo dello Stato, prolungatisi invano fino al sabato mattina. Uno di essi sarebbe stato addirittura inquisito per associazione a delinquere di stampo mafioso tre anni dopo; ma nessuna verità definitiva fu acquisita in sede processuale sull’identità della fonte che aveva comunicato ai mafiosi informazioni circa la partenza di Falcone da Roma e l’arrivo a Palermo per l’ora stabilita. Le auto lasciano l’aeroporto imboccando l’autostrada in direzione Palermo. La situazione appare tranquilla, tanto che non vengono attivate neppure le sirene. Su una strada parallela, una macchina si affianca agli spostamenti delle tre Croma blindate, per darne segnalazione ai killer in agguato sulle alture sovrastanti il litorale; sono gli ultimi secondi prima della strage. Alle ore 17.58, presso il chilometro 5 della A29, una carica di cinque quintali di tritolo, posizionata in un tunnel scavato sotto la sede stradale nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine, viene azionata per telecomando da Giovanni Brusca, il sicario incaricato da Totò RiinaPochissimi istanti prima della detonazione, Falcone si era accorto che le chiavi di casa erano nel mazzo assieme alle chiavi della macchina e le aveva tolte dal cruscotto, provocando un rallentamento improvviso del mezzo. Brusca, rimasto spiazzato, preme il pulsante in ritardo, sicché l’esplosione investe in pieno solo La Croma marrone, prima auto del gruppo, scaraventandone i resti oltre la carreggiata opposta di marcia, sin su un piano di alberi; i tre agenti di scorta muoiono sul colpo. La seconda auto, la Croma bianca guidata dal giudice, si schianta invece contro il muro di cemento e detriti improvvisamente innalzatosi per via dello scoppio. Falcone e la moglie, che non indossano le cinture di sicurezza, vengono proiettati violentemente contro il parabrezza. Falcone, che riporta ferite solo in apparenza non gravi, muore dopo il trasporto in ospedale a causa di emorragie interne. Rimangono feriti gli agenti della terza auto, la Croma azzurra, e si salvano miracolosamente anche un’altra ventina di persone che al momento dell’attentato si trovano a transitare con le proprie autovetture sul luogo dell’eccidio. La detonazione provoca un’esplosione immane e una voragine enorme sulla strada. In un clima irreale, e di iniziale disorientamento, altri automobilisti e abitanti dalle villette vicine danno l’allarme alle autorità e prestano i primi soccorsi tra la strada sventrata e una coltre di polvere. Circa venti minuti dopo, Giovanni Falcone viene trasportato sotto stretta scorta di un corteo di vetture e di un elicottero dell’Arma dei Carabinieri, presso l’ospedale Civico di Palermo. Gli altri agenti e i civili coinvolti vengono anch’essi trasportati in ospedale mentre la Polizia Scientifica esegue i primi rilievi e i Vigili del Fuoco espletano il triste compito di estrarre i corpi irriconoscibili di Schifani, Montinaro e Di Cillo. Intanto i media iniziano a diffondere la notizia di un attentato a Palermo e il nome del giudice Falcone trova via via conferma. L’Italia intera, sgomenta, trattiene il fiato per la sorte delle vittime con tensione sempre più viva.  Alle 19.05, ad un’ora e sette minuti dall’attentato, dopo alcuni disperati tentativi di rianimazione Giovanni Falcone muore a causa della gravità del trauma cranico e delle lesioni interne. La moglie – Francesca Morvillo – morirà anch’essa poche ore dopo. Due giorni dopo, mentre a Roma viene eletto Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, a Palermo si svolgono i funerali delle vittime, ai quali partecipa l’intera città, assieme a colleghi, familiari e forti personalità.

PAOLO BORSELLINO – 19 LUGLIO 1992

Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri.

Paolo Borsellino nasce a Palermo nel 1940. A soli ventitré anni vince il concorso in magistratura e diventa il più giovane magistrato d’Italia. All’inizio si occupa solo di cause civili, poi passa al penale. A trentanove anni il suo nome balza all’onore delle cronache: Borsellino compare sui giornali per un’inchiesta sui rapporti tra mafia e politica nella gestione degli appalti pubblici. È il 1980, l’anno in cui Cosa nostra cambia volto: ai vecchi uomini d’onore si sostituiscono i sanguinari corleonesi capitanati da Totò Riina. Domenica 19 luglio 1992, dopo aver pranzato a Villagrazia con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia, Paolo Borsellino si reca, insieme alla sua scorta, in via D’Amelio, dove vive sua madre. Una Fiat 126 parcheggiata nei pressi dell’abitazione della madre, con circa 100 kg di tritolo a bordo, esplode al passaggio del giudiceuccidendo oltre a Paolo Borsellino anche i cinque agenti di scorta Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), il capo-scorta Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu Antonino Vullo, ferito mentre parcheggiava uno dei veicoli della scorta e risvegliatosi in ospedale dopo l’esplosione, in gravi condizioni. Pochi giorni prima di essere ucciso, durante un incontro organizzato dalla rivista MicroMega, così come in una intervista televisiva rilasciata a Lamberto Sposini, Borsellino aveva parlato della sua condizione di “condannato a morte”. Sapeva di essere nel mirino di “Cosa Nostra” e sapeva che difficilmente la mafia si lasciava scappare le sue vittime designate. A qualcuno aveva detto: “Devo fare in fretta, perché adesso tocca a me”. Antonino Caponnetto (Antonino Caponnetto nasce a Caltanissetta il 5 settembre 1920 e si trasferisce all’età di 10 anni a Pistoia, per poi laurearsi in giurisprudenza a Firenze. Nel 1983, dopo la morte di Rocco Chinnici ottenne il trasferimento a Palermo, diventando capo dell’Ufficio Istruzione di Palermo.)  che subito dopo la strage aveva detto sconfortato: “Non c’è più speranza…”, intervistato anni dopo da Gianni Minà ricordò che: “Paolo aveva chiesto alla Questura, già venti giorni prima dell’attentato, di disporre la rimozione dei veicoli nella zona antistante l’abitazione della madre. Ma la domanda era rimasta inevasa. Ancora oggi aspetto di sapere chi fosse il funzionario responsabile della sicurezza di Paolo, se si sia proceduto disciplinarmente nei suoi confronti e con quali conseguenze.” La bomba venne radiocomandata a distanza, ma non è mai stata definita l’organizzazione della strage, nonostante il giudice fosse a conoscenza di un carico di esplosivi arrivato a Palermo appositamente per essere utilizzati contro di lui. Si sospetta che il detonatore che ha provocato l’esplosione sia stato azionato dal Castello UtveggioDopo l’attentato, “ l’agenda rossa” di Borsellino, agenda che il giudice portava sempre con  e dove annotava i dati delle indagini, non venne ritrovata.

 Marco Pannella 1930-2016

Se so che ho una cosa grave e so che esiste, non mi preoccupo, me ne occupo.

salerno 23 maggio

L’animatore di mille battaglie per il riconoscimento di diritti civili e politici era ricoverato in ospedale a Roma ed era sedato per i dolori: è morto dormendo, accanto a lui amici e compagni di una vita. Questo ricordo sia l’espressione più sentita del nostro sincero cordoglio.

Giornata Internazionale Contro                   l’Omo – Transfobia

salerno 2 22 maggio salerno 22 maggioL’omofobia è la paura e l’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità, della bisessualità e della transessualità, e quindi delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali basata sul pregiudizio. L’Unione europea la considera analoga al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo. Con il termine “omofobia” quindi si indica generalmente un insieme di sentimenti, pensieri e comportamenti avversi all’omosessualità o alle persone omosessuali. Il 17 maggio del 1990 il mondo ha trovato la pentola d’oro alla fine del suo arcobaleno. Fu infatti allora che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) rimosse definitivamente l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie. Il 17 maggio 2004, 14 anni dopo quella storica decisione, Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnaire de l’homophobie ideò la prima Giornata internazionale contro l’omofobia. Ci vollero ancora 3 anni prima che la Giornata venisse riconosciuta ufficialmente: il 17 maggio del 2007 l’Unione europea condannò pubblicamente ogni atto discriminatorio nei confronti degli omosessuali promuovendo la ricorrenza per il 17 maggio di ogni anno. La Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia (o IDAHOBIT, acronimo di International Day Against HomophobiaBiphobia and Transphobia) oggi è celebrata in più di 130 paesi, 37 dei quali in cui gli atti omosessuali sono ancora illegali, con 1600 eventi segnalati da 1280 organizzazioni nel 2014. Queste mobilitazioni uniscono milioni di persone a sostegno del riconoscimento dei diritti umani per tutti, a prescindere dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere. Nonostante i recenti progressi in tutto il mondo, sono circa 80 i paesi che ancora oggi considerano reato le relazioni tra persone dello stesso sesso. In molti luoghi le discriminazioni e le violenze nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali sono all’ordine del giorno. L’UE rinnova il suo appello ai governi di tutto il mondo affinché onorino gli impegni internazionali assunti in materia di diritti umani, disconoscano l’intolleranza e promuovano l’uguaglianza sancita nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e in altri strumenti. In evidenza la “mappa arcobaleno” dell’Europa, cartina che indica la condizione dei diritti omosessuali nell’Unione, pubblicata su un sito in occasione della giornata contro l’omofobia di qualche giorno fa. L’Italia era riportata in rosa pallido, in mezzo ad un’Europa sgargiante di colori di ogni tonalità dal matrimonio ai Pacs, assieme a Romania e Grecia, unici altri paesi dell’unione a non aver alcun tipo di legge che tuteli le coppie gay. Sicuramente l’affievolito colore rende idealmente la condizione attuale del nostro amato Paese, quel retrogusto antiquato che aleggia nell’aria da un po’ di tempo a questa parte. Questa sensazione di calma piatta di facciata mentre sappiamo tutti che la nazione è in tumulto in attesa di cambiamenti, omosessuali o eterosessuali che si possa essere. Un tempo si diceva che per sapere se un popolo fosse civile o meno bisognava guardare alla condizione delle donne, oggi questo discorso si è allargato ed include a piene mani anche la condizione omosessuale. ”Gay is the new Black” titolava tempo fa il Times indicando come la tematica gay sia diventata la nuova patata bollente dell’occidente evoluto, il punto nevralgico della lotta dei diritti laddove tempo fa c’erano ”i neri”. La condizione dei gay nel nostro Paese è decisamente particolare. Se da una parte non sono tutelati dalla legge, a livello sociale i gay sono sicuramente integrati come prima non è mai stato.

21 Maggio 2016, Seminario sull’Omofobia

 

salerno 17 maggio

Seminario sulla figura della Mamma

salerno 10 maggioOggi in data 6 Maggio 2016 i ragazzi del servizio civile del centro studi futura di Salerno presentano un seminario sulla festa della mamma. Le origini della festa della mamma non è una ricorrenza presente solo in Italia ma, in realtà, è diffusa in tutto il mondo.
Le sue origini sembrano essere legate alle antiche popolazioni politeiste che, nel periodo primaverile, celebravano le divinità femminili legate alla terra e alla sua ritrovata fertilità. Nell’antica Grecia gli Elleni dedicavano alla loro genitrice un giorno dell’anno: la festa coincideva con le celebrazioni in onore della dea Rea, la madre di tutti gli Dei. Gli antichi romani, invece, intitolavano una settimana intera la divinità Cibele, simbolo della Natura e di tutte le madri.

La festa in epoca moderna

In epoca moderna la festa della mamma è stata interpretata e festeggiata in modi diversi a seconda della regione o dello Stato di riferimento. Tutte le tradizioni però hanno messo e mettono tuttora al centro la mamma e il suo ruolo all’interno della famiglia.

REGNO UNITO

In Inghilterra le celebrazioni legate alla festa della mamma risalgono al XVII secolo. Originariamente il “Mother’s Day” non era inteso come un’occasione per festeggiare la propria madre con fiori o regali, ma assumeva un significato completamente diverso.
La festività, chiamata “Mothering Sunday”, coincideva con la quarta domenica di quaresima. In quell’occasione, tutti i bambini che vivevano lontano dalle loro famiglie, chi per imparare un mestiere e chi perché costretto a fare il servo per guadagnarsi da vivere, potevano ritornare a casa per un giorno. A poco a poco si è diffusa la tradizione di riunirsi a metà del periodo di quaresima per festeggiare la propria famiglia e soprattutto la mamma, considerata un elemento fondamentale dell’unione tra consanguinei. I ragazzi che facevano visita alle loro famiglie portavano alle mamme fiori o altro genere di regaliLa tradizione del “Mothering Sunday” sopravvive ancora oggi in Inghilterra, dove è più comunemente conosciuta come “Mother’s Day” (Festa della mamma).

STATI UNITI D’AMERICA

A differenza dell’Inghilterra, negli Stati Uniti il “Mothering Sunday” non ebbe successo, dal momento che la popolazione era restia alle tradizioni popolari. Per questo motivo la festa della mamma si diffuse negli Stati Uniti come una festività legata ai movimenti sociali che chiedevano il suffragio alle donne e predicavano la pace. Nel maggio 1870, negli Stati Uniti, Julia Ward Howe, attivista pacifista e promotrice dell’abolizione della schiavitù, propose l’istituzione del Mother’s Day: un’occasione in più per riflettere sull’inutilità della guerra a favore di una pace duratura.
Altro nome legato all’origine della festività è quello di Anna M. Jarvis, che si batté per l’istruzione di una festa in onore di tutte le vittime della Guerra Civile americana. Dopo la morte della madre, alla quale era molto legata, Anna cominciò a inviare lettere a diversi ministri e membri del congresso, affinché venisse istituita una festa nazionale dedicata a tutte le mamme. L’obiettivo di Anna era quello di fare in modo che tutti celebrassero la loro madre, mentre questa era ancora in vita. Anna riuscì nel suo intento e nel maggio del 1908, a Grafton nel Massachusetts, venne celebrata la prima festa della mamma. L’anno seguente fu la volta di Filadelfia. La Jarvis scelse, come simbolo di questa nuova festa, il garofano: il fiore preferito dalla sua defunta madre. Nel 1914 l’allora presidente degli Stati Uniti d’America Woodrow Wilson, per dimostrare profondo rispetto nei confronti di tutte le mamme, con una delibera del Congresso, istituì il “Mother’s Day”Non venne stabilita una data fissa sul calendario ma, per convenzione, si decise di celebrare tutte le mamme americane la seconda domenica di maggio.

IN ITALIA

In Italia la festa della mamma fu festeggiata per la prima volta nel 1957 da don Otello Migliosi, un sacerdote del borgo di Tordibetto ad Assisi. Successivamente la festa è entrata a far parte del nostro calendario e, come in molti altri Paesi, viene celebrata la seconda domenica di maggio.

RESTO DEL MONDO

Su esempio americano, quasi tutti i Paesi del mondo hanno fatto propria la festa della mamma con modalità e date diverse.

Da come si evince la festa della mamma in maniere diverse è sempre stata festeggiata, oggi noi ragazzi del servizio civile vogliamo prevalere questa festa e l’importanza sia della festa che della mamma in sé.

Madre è colei che ti mette al mondo, Madre è colei che ti cresce.      

Lei da tutto, la vita, il sorriso, l’amore per te stesso e verso il prossimo.                                                                                                         

Conserviamoci ancora i valori umani che ci insegna e il rispetto verso colei che ti ha dato VITA!                                                                                          

Per quelle Mamme che anche in molti casi danno la propria vita per NOI mettendoci al MONDO!                                                                         

MADRE E’ LA MANO CHE FA DONDOLARE LA CULLA E’ LA MANO CHE REGGE IL MONDO.

8 Maggio 2016, Festa della Mamma

6 maggio salerno

Il 1 Maggio, festa dei lavoratori; tra Storia e Attualità

Ogni anno il 1 maggio è una data molto importante per tutti i lavoratori del mondo visto che si celebra la Festa del Lavoro in memoria delle battaglie portate avanti più di un secolo fa dalla classe operaia e dal movimento sindacale. Nella nostra sede Salernitana, noi volontari dedichiamo qualche ora a riflettere ed a approfondiresul vero significato della ricorrenza ed a analizzare le radici storiche. La storia del primo maggio ha origini molto antiche: risale infatti al 1889, quando a Parigi il congresso della Seconda Internazionale decise di organizzare una manifestazione per ridurre le ore lavorative. La storia della Festa dei lavoratori è segnata da sanguinose lotte per ottenere il riconoscimento di maggiori diritti: prima di arrivare ad un miglioramento delle condizioni di lavoro, passeranno anche diversi decenni.  Agli inizi del Novecento la Festa del lavoro divenne un appuntamento per protestare contro i capitalisti: gli operai, che avevano preso coscienza dei propri diritti, si riunivano in cortei e manifestavano reclamando maggiore considerazione. Se in origine il primo maggio era un’occasione per protestare e ribellarsi, dopo la Seconda Guerra Mondiale divenne un giorno di festa ed il suo significato in parte cambiò radicalmente. Il 20 luglio 1889 si riunì a Parigi la Seconda Internazionale (federazione di partiti e movimenti socialisti e comunisti) che aveva deciso di organizzare una grande manifestazione a favore dei lavoratori e degli operai delle diverse nazioni. La protesta era stata organizzata per chiedere alla pubbliche autorità che per legge la giornata lavorativa venisse ridotta a 8 ore. Durante il congresso venne stabilito che la manifestazione si tenesse il 1 maggio, data in cui tre anni prima, nel 1886, a Chicago un grande rivolta venne repressa col sangue. Le origini della festa dei lavoratori risiedono proprio in quei mesi in cui fervettero i preparativi per organizzare la prima manifestazione del 1 maggio: le organizzazioni  sensibilizzano i lavoratori sul significato di quell’appuntamento. Vengono distribuiti volantini e si tengono comizi perchè tutti capiscano quanto siano gravi le violazioni subite dal proletariato. La storia del primo maggio ha un inizio difficile e tortuoso: nonostante la rete capillare delle organizzazioni di lavoratori, l’assenza di un assetto centrale e le repressione attuata dalla stampa e dalle istituzioni governative, fa temere sul buon esito della manifestazione. A grande sorpresa, però, il 1 maggio 1890 si svolgono, nei grandi e piccoli centri abitati, diverse manifestazioni che registrano una grande partecipazione da parte dei lavoratori. Non solo in Italia, ma anche in Europa e in America gli operai avevano aderito allo sciopero generale ed erano scesi in piazza a protestare. L’anno successivo la manifestazione contò una partecipazione anche maggiore e fu così che la Seconda Internazionale decise di rendere permanente quella che sarebbe diventata la Festa dei Lavoratori.

 Storia del primo maggio in Italia

Se le proteste di fine Ottocento riguardano le avverse condizioni lavorative degli operai, all’inizio del Novecento in Italia si scende in piazza anche per ragioni non propriamente attinenti al mondo lavorativo. Si protesta per rivendicare il suffragio universale, ad esempio, ma anche contro la partecipazione alla Prima Guerra Mondiale del 1914. Dopo alcuni anni, però, la storia del primo maggio subisce un cambiamento drastico: con l’ascesa al potere di Benito Mussolini, la data della manifestazione venne spostata al 21 aprile, coincidendo con il Natale di Roma. In questo modo la festa dei lavoratori perse parte del suo significato iniziale, ed il 1 maggio assunse una connotazione di tipo politico, poiché le proteste erano diventate un mezzo per opporsi al regime. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, i lavoratori che ripresero a manifestare dovettero assistere ad un’ulteriore divisione interna dei lavoratori, a causa della scissione sindacale. Trascorse quindi un altro decennio prima che operai e lavoratori di ogni appartenenza politica scendessero nuovamente in piazza. Il giorno di riposo divenne quindi un’occasione di svago e divertimento. Un’opportunità per mantenere sempre vivo il dibattito sul lavoro con le principali istituzioni governative, ma con forme nuove e meno accese. Dal 1990 Cgil, Cisl e Uil organizzano il famoso Concerto del 1 Maggio a Roma, in Piazza San Giovani: un’occasione di svago per i più giovani, ma anche per confrontarsi sui repentini cambiamenti e trasformazioni che il lavoro ha subito nel corso degli ultimi anni. Molti anni sono passati e molti diritti sono stati acquisiti dai lavoratori di quasi ogni paese: diritto inalienabile dell’uomo, il lavoro ha raggiunto la doverosa dignità che gli ha sempre spettato, e ogni anno il 1° maggio torna a ricordarci che molte lotte sono state fatte e molte ancora dovranno essere condotte affinché vengano superati gli attuali problemi del mondo del lavoro, tra i quali spiccano disoccupazione giovanile e precariato.

1 Maggio, Festa dei Lavoratori

 

salerno 29 aprile

Seminario “Il 25 Aprile 1945”

Cittadini, lavoratori!                                                                                             Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire. »                                                                          Sandro Pertini proclama lo sciopero generale, Milano, 25 aprile 1945

salerno 25 aprileIl 25 Aprile è festa nazionale, si festeggia la  Festa della Liberazione, anche detta Anniversario della Resistenza; importante momento storico dell’Italia caratterizzato da onori militari e corone, simbolo del rispetto a tutti i caduti. Noi volontari del servizio civile (progetto Santa Maria Francesca), dedichiamo alcune ore all’approfondimento e alla riflessione su questa significativa festivitàConvenzionalmente fu scelta questa data perché il 25 Aprile 1945 fu il giorno della liberazione di Milano e Torino, in realtà la liberazione delle città del nord Italia erano cominciate già da alcuni giorni. La Liberazione mette così fine a venti anni di dittatura fascista ed a cinque anni di guerrasimbolicamente rappresenta l’inizio di un percorso storico che porterà al referendum del 2 giugno 1946 per la scelta fra monarchia e repubblica, quindi alla nascita della Repubblica Italiana, fino alla stesura definitiva della Costituzione. Ma cosa si intende esattamente con la parola “Resistenza”? La Resistenza italiana, comunemente chiamata Resistenza, anche detta Resistenza partigiana, fu l’insieme di movimenti politici e militari che si opposero al nazifascismo. In Italia importanti azioni di resistenza si svolsero a partire dal 1943. Vediamo il contesto storico in cui nacque la Resistenza. Nel Luglio del 1943 gli angloamericani sbarcarono in Sicilia, determinando il crollo del regime fascista (25 Luglio); Mussolini fu arrestato per ordine del re e il governo venne affidato al generale Badoglio; nell’Italia settentrionale, occupata dai tedeschi, Mussolini, da essi liberato, diede vita il 23 settembre a un regime neofascista repubblicano (Repubblica Sociale Italiana) con sede a Salò, mentre nell’Italia occupata dagli alleati fu formato il “regno del sud” che dichiarò guerra alla Germania.  Nell’Italia dominata dai nazifascisti, che misero in atto sanguinose repressioni, venne formato il Comitato di Liberazione Nazionale, un organismo clandestino formato a Roma il 9 settembre 1943che riuniva i partiti antifascisti. Forte dell’alleanza tra il governo Badoglio e gli angloamericani e di un crescente consenso popolare alla lotta contro i tedeschi e le forze fasciste repubblicane, la Resistenza nell’Italia settentrionale e in parte nell’italia centrale reclutò i suoi membri in tutte le forze politiche e in tutti gli strati sociali, configurandosi sempre più nettamente come un movimento di ribellione popolare interclassista diffuso sia nelle campagne (dove era più numeroso) sia nelle città. L’unità militare di base era la brigata, composta da 100-300 uomini e di solito connotata in base all’affiliazione politica. Anche le donne rappresentarono una componente fondamentale per la Resistenza, esse lasciarono i loro ruoli di mogli e di madri e lottarono per riconquistare la libertà e la giustizia del proprio paese ricoprendo funzioni di primaria importanza. Nella primavera del 1945 l’offensiva partigiana si affiancò l’ultima offensiva alleata, contribuendo notevolmente alla sconfitta dei nazifascisti e liberando la maggioranza delle grandi città del nord prima dell’arrivo degli Alleati. La Resistenza fu comunque un fenomeno europeo che offrì ovunque agli eserciti Alleati un appoggio essenziale dietro le linee del nemico. In Francia, in Grecia, in Iugoslavia, in Italia e, in misura minore, in diversi altri paesi europei, la Resistenza contribuì quindi militarmente alla sconfitta degli eserciti di occupazione nazifascisti. La Resistenza  dimostrò che i popoli europei non sopportavano l’occupazione tedesca e fascista, che lo spirito di libertà e indipendenza era ancora vivo. In particolare in Italiadopo il ventennio fascista, essa rappresentò un importante segnale di riscatto al fine di ricostruire una credibilità democratica del nostro paese nel contesto internazionale. La Resistenza costituì una importante esperienza di lotta e partecipazione politica dal basso.

 Il Presidente del Consiglio sarà a Salerno il 25 aprile 2016, per l’inaugurazione della Stazione marittima; L’inaugurazione della Stazione marittima di Salerno avrà luogo il 25 aprile. Alla cerimonia parteciperà anche il Presidente del Consiglio, Matteo Renzie l’ex sindaco della città, attuale Governatore della Campania, Vincenzo De Luca. Purtroppo, non sarà presente Zaha Hadid, scomparsa lo scorso 31 marzo all’età di sessantacinque anni. L’opera è stata ideata nel 2000. L’archistar irachena si aggiudica il concorso di idee lanciato dal Comune di Salerno. Ma solo cinque anni più tardi, nel 2005 ci sarà la posa della prima pietra. Nel 2008, dopo alterne vicende, l’opera viene riappaltata ad una ditta capace seguire il cronoprogramma e addestrare le maestranze alla realizzazione delle linee futuristiche disegnate dall’architetto. Il progetto è un edificio di due piani e prevede un terminal per i traghetti a livello inferiore e una stazione di testa per le navi da crociera a livello superiore. Nel 2013 il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha iscritto la “Stazione marittima” nel selezionato novero degli interventi architettonici d’alta qualità.

Il 25 AprileL’anniversario della liberazione d’Italia

salerno 21 aprile

 La magia della comicità senza tempo di Totò

In occasione del 49° anniversario della morte del Principe della Risata, noi ragazzi del Servizio Civile Nazionale del progetto Santa Maria Francesca, proviamo a raccontare uno dei pilastri della napoletanità, orgoglio imperituro della nostra terra, grazie al quale ogni uomo, napoletano o campano, ha saputo cogliere dalla sua persona la sua essenza primordiale: la risata. Antonio De Curtis, decisamente più conosciuto come Totò, nasce a Napoli il 15 febbraio 1898, in via Santa Maria Antesaecula (rione Sanità), al secondo piano del numero civico 109. La madre, Anna Clemente, lo registra all’anagrafe come Antonio Clemente e nel 1921 sposa il marchese Giuseppe De Curtis che successivamente riconosce Antonio come suo figlio. Nel 1933 il marchese Francesco Maria Gagliardi adotta Antonio trasmettendogli i suoi titoli gentilizi.   Solo a partire dal 1946 il tribunale di Napoli gli riconosce il diritto a fregiarsi dei nomi e dei titoli di:  Antonio Griffo Focas Flavio Dicas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e di Illiria, principe di Costantinopoli, di Cicilia, di Tessaglia, di Ponte di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo. All’educazione di Antonio provvede dunque la madre che, fra l’altro, è l’originaria “inventrice” del nome Totò. E’ lei infatti che per chiamarlo più in fretta, gli affibbia il celebre nomignolo. Quest’ultimo poi, rivelatosi particolarmente vivace e pieno di vita, all’età di quattordici anni lascia gli studi e diventa aiutante di mastro Alfonso, un pittore di appartamenti. L’amore per il teatro è un’altra causa importante del suo abbandono scolastico. Fra l’altro, nel collegio dove studia viene colpito con un ceffone da un precettore, probabilmente esasperato dalla sua irrequietezza, che gli devia il setto nasale. In seguito questo difetto determinerà l’atrofizzazione della parte sinistra del naso e quindi quella particolare asimmetria che caratterizza il volto del comico in maniera così inconfondibile. Totò inizia dunque a recitare giovanissimo in piccoli e scalcinati teatri di periferia proponendo al pubblico imitazioni e macchiette accolte inizialmente con poco entusiasmo. A soli sedici anni ha l’amara impressione che la sua passione non può avere sbocchi significativi, e si arruola come volontario nell’esercito, in cui ben presto si trova però a soffrire per le differenze gerarchiche che quella carriera comporta. Con un escamotage riesce a farsi ricoverare evitando di finire in prima linea allo scoppio della grande guerra. Da quanto racconta la leggenda sembra che sia stata proprio l’esperienza nell’esercito a ispirargli il motto “Siamo uomini o caporali?”, diventato celebre come simbolo della differenza tra i piccoli individui pedantemente attaccati alle forme e chi usa l’elasticità mentale e la capacità di comprendere. Alla fine della guerra Totò riprende la sua attività teatrale a Napoli, ancora con poco successo ma nel 1922 si trasferisce a Roma con la famiglia. Qui riesce a farsi assumere nella compagnia comica di Giuseppe Capece per poche lire. Quando chiede un aumento della paga Capece non apprezza la pretesa e lo licenzia. Decide allora di presentarsi al Teatro Jovinelli dove debutta recitando il repertorio di Gustavo De Marco. E’ il successo. In breve tempo i manifesti riportano il suo nome a caratteri cubitali e fioccano le scritture nei teatri più famosi come, solo per citarne alcuni, il Teatro Umberto, il Triaton, il San Martino di Milano e il Maffei di Torino. La vera consacrazione avviene a Napoli, in particolare grazie agli spettacoli della rivista “Messalina” (accanto a Titina de Filippo). Intanto era anche nata la figlia Liliana dall’unione con Diana Bandini Rogliani, che sposerà nel 1935 (divorzierà quattro anni dopo in Ungheria, ma vivranno comunque insieme fino al 1950). La forza di Totò sta principalmente nel forte carisma, cosa che lo differenzia notevolmente dagli altri attori. Nel suo spettacolo Totò non si limita a far ridere le persone ma trascina letteralmente il pubblico in un vortice di battute e situazioni, entusiasmandolo fino al delirio. Il suo volto rappresenta davvero una maschera unica anche grazie alla capacità di utilizzare quell’asimmetria che caratterizza il suo mento per sottolineare momenti comici. Bisogna dire però che se il successo popolare è eccezionale ed indiscutibile, la stampa non gli risparmia critiche più o meno giustificate, sicuramente contrassegnate da un’eccessiva severità, dimostrando in questo di non capire il suo genio comico fino in fondo (viene tacciato di buffoneria e di ripetere troppo spesso le stesse battute). Tuttavia per molti anni Totò è padrone del palcoscenico, recitando accanto ad attori famosissimi quali Anna Magnani e i fratelli De Filippo, in molte riviste di successo, continuando poi la sua carriera, com’è fisiologico, anche nel mondo del cinema. Già nel 1937 aveva debuttato nel cinema con “Fermo con le mani” e fino al 1967 interpreterà circa un centinaio di film. Fra i riconoscimenti ottenuti nella settima arte si possono citare la Maschera d’argento (nel 1947), cui fa seguito nel 1951 il Nastro d’argento per l’interpretazione nel film “Guardie e ladri” di Steno e Monicelli. Totò ha scritto anche diverse canzoni, fra cui vi è annoverata la celeberrima “Malafemmina“. Nel 1952 si innamora di Franca Baldini cui resterà legato fino alla morte (dalla loro unione nasce un bambino che purtroppo muore poche ore dopo). Nel 1956 torna al teatro con la rivista di Nelli e Mangini “A prescindere”. Gli impegni della tournee gli impediscono di curare una broncopolmonite virale che gli provoca una grave emorragia all’occhio destro, l’unico da cui vedesse dopo il distacco della retina avvenuto per l’altro occhio vent’anni prima. Pubblica anche una raccolta di poesie “‘A livella“, che fa seguito alla biografia “Siamo uomini o caporali?” di alcuni anni prima. Nel 1966 il sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici gli assegna il secondo “Nastro d’argento” per l’interpretazione del film “Uccellacci e uccellini”, di Pier Paolo Pasolini, un grande intellettuale a cui si deve per certi versi lo “sdoganamento” di Totò. Per questo film Totò riceve anche una menzione speciale al Festival di Cannes. Ormai quasi cieco partecipa al film “Capriccio all’italiana” in due episodi: “Il mostro” e “Che cosa sono le nuvole” (sempre di Pier Paolo Pasolini). Il 14 aprile interrompe la lavorazione e nella notte di sabato 15 aprile subisce un gravissimo infarto; La sera del 13 aprile all’autista, Carlo Cafiero, che lo accompagnava a casa a bordo della sua Mercedes, Totò confessò:”Cafie‘,non ti nascondo che stasera mi sento una vera schifezza”. A casa il sorriso di Franca gli restitui’ un  di serenità, ma dei forti dolori allo stomaco lo costrinsero a chiamare il medico, che giunto subito gli somministrò dei medicinali raccomandandogli di stare tranquillo. La sera consumò una minestrina di semolino e una mela cotta, poi i primi sintomi: tremore e sudore. Trascorse l’intero pomeriggio del 14 aprile in casa a parlare con Franca del futuro,dell’estate che sopraggiungeva e del suo desiderio di godersi le vacanze a Napoli, sopra Posillipo “Ho un formicolio al braccio sinistro” mormorò pallidissimo. Franca capì subito: era il cuore. Fu avvertita la figlia Liliana, il medico curante ,il cardiologo professor Guidotti, il cugino-segretario Eduardo Clemente. Gli furono somministrati dei cardiotonici, ma le condizioni non migliorarono. Alle due di notte si svegliò e rivolgendosi al cardiologo disse “Professò, vi prego lasciatemi morire, fatelo per la stima che vi porto. Il dolore mi dilania, professò. Meglio la morte” e rivolgendosi al cugino Eduà,Eduà mi raccomando. Quella promessa: portami a Napoli”. Le ultime parole furono per Franca “T’aggio voluto bene, Franca. Proprio assai” Erano le tre e trenta del 15 aprile 1967. Le ultime parole di Totò non trovano però riscontro nel racconto della figlia Liliana, seconda la quale le ultime parole del padre furono: “Ricordatevi che sono cattolico, apostolico ,romano” Alle 11:20 del 17 Aprile 1967 la salma è trasportata nella chiesa di Sant’Eugenio in Viale delle Belle Arti. Sulla bara, la bombetta con cui aveva esordito e un garofano rosso. Alle 16:30 la sua salma giunge a Napoli accolta, già all’uscita dell’autostrada e alla Basilica del Carmine, da una folla enorme. Viene sepolto nella cappella De Curtis al Pianto, nel cimitero sulle alture di Napoli, in località Capodichino.

Sportello INFO – CONSUMATORI UTENTI

sportello salernoIl Centro Studi Futura Salerno si trova in Via Porta Elina 11, adiacente in Piazza Portanova famosa per l’allestimento delle luci d’artista natalizie e più precisamente per il maestoso albero illuminato. La nostra squadra è composta da 4 giovani volontari: Giovanna , Anna , Giuseppe e Christian. Principalmente costituiamo uno sportello , info-point dove miriamo a tutelare i diritti dei cittadini nella loro veste di consumatori, accogliendoli nella nostra sede, ascoltando le loro problematiche  e affiancandoli nelle loro difficoltà con tutti i mezzi a nostra disposizione,  gestendo una banca utenti  dati, in modo da poter comunicare con loro soprattutto via e-mail, o anche con semplici messaggini, e dirigendo la nostra pagina FacebookSALERNO CENTRO STUDI FUTURA, che vede la pubblicazioni di innumerevoli articoli e link per gli utenti. Oltre la banca dati utenti, gestiamo una banca dati Enti, Aziende e Organizzazioni, per la tutela del consumatore da truffe o fasulle offerte, intensificando il tutto con la presenza del servizio Ufficio Legale. Importante è la gestione dell’Ufficio Stampa, attraverso il quale promulghiamo le molteplici  informazioni e dove per l’appunto programmiamo le nostre attività sia di interesse pubblico legate al settore del progetto SANTA MARIA FRANCESCA, e sia di interesse generale su notevoli temi del momento e oltre, il tutto con la pianificazione di seminari di approfondimento, convegni, cineforum, con la partecipazione della cittadinanza e delle maggiori autorità pubbliche , o anche con esperti della tematica. Dibattiti , scambio di opinioni e approfondimenti vedono il centro dei nostri incontri.

Seminario di approfondimento “SANTA MARIA FRANCESCA”

68b0669e38c94311ea827c38b4bb37f4Presso la sede del CENTRO STUDI FUTURA di SALERNO sita in Via Porta Elina 11, è stato indetto da noi volontari un seminario di approfondimento sulla biografia della SANTA MARIA FRANCESCA delle CINQUE PIAGHE, unica donna napoletana e dell’ Italia meridionale elevata alla Santità Anna Maria Gallo nacque a Napoli il 25 marzo 1715 da piccoli commercianti di mercerie. Ricevette la Prima Comunione all’età di sette anni. Nacque e visse nei famosi “Quartieri spagnoli” di Napoli, zona popolosa e non certamente rinomata; trattasi di tanti vicoletti intersecati a scacchiera ove le truppe spagnole vicereali del ‘600 venivano ‘accquartierati’ in casette di 1-2 stanze, alte massimo 1 piano a poca distanza dal Palazzo Reale, pronti ad intervenire alla prima chiamata. In seguito quasi finita l’occupazione spagnola, queste case furono sopraelevate di altri piani, visto che era proibito costruire fuori le mura della città e tolte le truppe entrarono i cittadini per abitarci.
Il nome di questo rione, a ridosso della strada principale di Napoli, via Toledo, formato da un reticolato di alti palazzi ma in vicoli stretti e senza luce viene ancora chiamato “sopra i Quartieri”, la popolazione abita praticamente a brevissima distanza dalle finestre e balconi del muro di fronte; aldilà dell’origine storica, c’è il reale problema del soccorso in caso di pericolo, soprattutto d’incendio, perché le autobotti dei Vigili del fuoco non passano.
All’epoca della nostra Santa non c’era solo un pericolo per la promiscuità e la violenza sviluppatosi, ma vi era anche un fervore di opere religiose con conventi e chiese i cui Ordini si stabilivano lì, per poter dare concreto aiuto spirituale e materiale ai fedeli. La ragazza man mano che cresceva mostrò una pratica religiosa delle virtù cristiane tale da essere soprannominata la “santarella” conobbe e si fece guidare dal futuro santo Giovan Giuseppe della Croce, alcantarino del convento di s. Lucia al Monte, la cui chiesa Anna Maria frequentava. A sedici anni vincendo le resistenze e le percosse del violento padre, che la voleva sposa di un ricco giovane, che l’aveva chiesta, Anna Maria entrò nell’Ordine della Riforma di s. Pietro d’Alcantara, vestendone l’abito e pronunciando i prescritti voti, cambiando il nome di battesimo in quello di Maria Francesca delle Cinque Piaghe, rimanendo nel mondo secolare. La vita di S. Maria Francesca è tutto un susseguirsi di sofferenze fisiche e morali, che in continuità si accanirono contro di lei, donate a Cristo come pegno per i peccatori; la sua casa divenne meta continua di fedeli fra i quali s. Francesco Saverio Bianchi a cui predisse la santità.  Era considerata stigmatizzata come San Francesco e ogni venerdì e per tutta la durata della Quaresima riferiva di avvertire i dolori della Passione di Cristo. Ebbe il dono della profezia e ancora vivente si operarono fatti prodigiosi cui il popolo li considerò come miracoli. Ancora oggi a distanza di oltre due secoli, il popolo accorre a chiedere grazie come è attestato da due lapidi all’esterno della casa-cappella, la seconda è per lo scampato disastro della II guerra mondiale che con i suoi 105 bombardamenti su Napoli, risparmiò i ‘Quartieri’ e il suo denso popolo. Nella cappella vi è ancora la sua sedia di dolore su cui, specie le donne desiderose di avere un figlio devotamente si siedono ad impetrare la grazia. Morì il 6 ottobre 1791 a 76 anni e il suo corpo riposa nel Santuario-Casa della Santa in Vico Tre Re a Toledo. Ai funerali partecipò una grande folla e giunta la bara alla chiesa questa fu presa d’assalto da chi voleva ad ogni costo un reliquia, dovettero intervenire le Guardie del Corpo del Re. Venne dichiarata venerabile il 18 maggio 1803 dal papa Pio VII, beatificata il 12 novembre 1843 da papa Gregorio XVI e canonizzata il 29 giugno 1867 da papa Pio IX, prima santa napoletana della Chiesa. Il Martirologio romano fissa la memoria liturgica il 6 ottobre.

Incontro di approfondimento sulla biografia della SANTA Maria Francesca, accompagnati dalla parola di un’esperto devoto

salerno 24 marzoI volontari del servizio Civile Nazionale, presso la sede del CENTRO STUDI FUTURA Salerno in Via Porta Elina 11

presentano:

Incontro di approfondimento sulla biografia della SANTA Maria Francesca, accompagnati dalla parola di un’esperto devoto.

 L’intera cittadinanza è invitata a partecipare.

I disturbi dell’alimentazione: anoressia, bulimia, obesità e Binge Eating Disorder

salerno 16 marzosalerno 2 16 amrzoMercoledì 16 Marzo 2016, presso la sede di Salerno del CENTRO STUDI FUTURA, è stato organizzato da noi giovani volontari un seminario di approfondimento su una delle materie più scottanti  dell’ultimo periodo. In occasione della giornata del Fiocco Lilla, contro i disturbi alimentari abbiamo pensato fosse giusto confrontarci su questa tematica che purtroppo ,si diffonde con notevole rapidità e riguardafasce sempre più ampie di popolazione.  I disturbi del comportamento alimentare (abbreviato DCA), o disturbi alimentari psicogeni, (DAP) sono tutte quelle problematiche, di pertinenza principalmente psichiatrica, che concernono il rapporto tra gli individui e il cibo. Notiamo con rammarico che si è abbassata l’età di esordio della patologia, con un aggravamento della prognosi e la necessità di un trattamento differenziato e complesso, specifico per i disturbi dell’età evolutiva e dell’adolescenza, con un impatto economico sempre maggiore sui servizi sanitari nazionali. Gli studi epidemiologici internazionali mettono in evidenza una incidenza di nuovi casi dei DCA nella fascia femminile tra i 12 e i 25 anni e stimano nei paesi occidentali, compresa l’Italia, la prevalenza  dell’Anoressia nervosa intorno allo 0,2 – 0,8%, quello della Bulimia nervosa intorno al 3% e quella dei Disturbi Del Comportamento Alimentare Non Altrimenti Specificati (DCA – NAS) tra il 3,7 e il 6,4%.
L’età di esordio cade tra i 10 e i 30 anni, con una età media di insorgenza intorno ai 17 anni.

I DCA sono argomento di trattazione non solo in psichiatria, ma anche in endocrinologia, in gastroenterologia ,e altre branche mediche, in quanto comportano, nei soggetti in cui si instaurano, tutta una serie di alterazioni primarie o secondarie che vanno a colpire numerosi organi e apparati. Chiariamo ora quali sono e cosa comportano i disturbi alimentari: 

vengono suddivisi e classificati in 4 grandi categorie 

                          ↓

– ANORESSIA NERVOSA

– BULIMIA NERVOSA

– OBESITA’

– DISTURBI ALIMENTARI NON ALTRIMENTI SPECIFICATI.

A) ANORESSIA La prima categoria è caratterizzata principalmente da:

Peso corporeo al di sotto della norma

Intensa paura di acquistare peso

Percezione alterata del proprio schema corporeo

Amenorrea ( perdita del ciclo mestruale).

Detta anche anoressia mentale, patologia caratterizzata da grande paura di ingrassare o di diventare obesi, nonché da un’immagine distorta del proprio corpo, che conduce a una perdita eccessiva di peso, solitamente provocata dalla diminuzione volontaria dell’apporto di cibo e da un esercizio fisico esagerato. L’anoressia nervosa non è necessariamente associata alla perdita di appetito. In genere insorge in persone sane e colpisce soprattutto gli adolescenti, in particolare le giovani donne. Inizialmente un disturbo comportamentale, l’anoressia nervosa può, tuttavia, causare anche gravi disfunzioni fisiologiche, quali un’aumentata vulnerabilità alle infezioni e forti squilibri ormonali, che tra le altre cose possono provocare irregolarità del ciclo mestruale e, in fasi più avanzate della vita, anche osteoporosi. Può, inoltre, compromettere in modo reversibile processi mentali, che in genere ritornano nella norma se l’affezione si risolve e il peso corporeo viene ripristinato

B) BULIMIA La seconda categoria è caratterizzata da:

Ricorrenti abbuffate (solitamente si tratta di cibi ipercalorici) seguite da attività compensatorie (digiuno, attività fisica eccessiva) o condotte di eliminazione. A differenza delle anoressiche-bulimiche, costoro riescono a mantenere un peso corporeo maggiore. Solitamente queste abbuffate avvengo di nascosto dagli altri, e son dovute a: stati d’umore depresso, condizioni di stress, fame dopo aver fatto una dieta drastica, sentimenti d’insoddisfazione. La crisi bulimica è dovuta alla perdita di controllo. Il comportamento bulimico si trova associato alle forme di anoressia nervosa. Benché la bulimia non sia di per sé causa di dimagrimento eccessivo, essa può, tuttavia, provocare problemi gastrointestinali, gravi perdite di potassio e danni ai denti e alla bocca a causa dall’acidità del cibo rigurgitato. In genere la bulimia si sviluppa durante l’adolescenza (più comunemente fra le femmine) come risultato di varie pressioni psicologiche, la più comune delle quali è l’estetica della magrezza, spesso propagandata come ideale di bellezza dalle riviste femminili e dall’industria della moda. Poiché chi soffre di bulimia presenta spesso anche depressione e altri disturbi psicologici o comportamentali, la terapia di questo disturbo generalmente comprende vari tipi di psicoterapia, singola o di gruppo, e talvolta la somministrazione di farmaci antidepressivi.

C) L’OBESITA’ La terza categoria è caratterizzata da:

il sovrappeso e il suo eccesso vengono percepiti come mancanza di volontà, ingordigia, poco riguardo per la propria salute e la propria estetica. Tutto questo rischia di banalizzare una condizione psichica complessa e altrettanto tragica quanto l’anoressia e la bulimia. Il soggetto obeso accumula in sé una quantità illimitata di oggetti fino a sentirsi soffocato. Usa l’oggetto di consumo-cibo come promessa illusoria di sostituire il vuoto, ma il riempirsi non porta mai ad una giusta soddisfazione. Il corpo è una prigione, non viene sentito come proprio, quest’armatura serve da scudo, da difesa paradossale contro le richieste dell’altro. C’è il tentativo di anestetizzare le emozioni attraverso un apparente godimento fisico. Nel riempirsi di tutto non si sperimenta il vuoto che è ciò che produce il pensiero, il desiderio, gli atti creativi: il pieno tenta di riempire l’angoscia del vuoto, ma porta all’angoscia di un pieno che soffoca e cancella il soggetto. Anche il mangiare continuo dell’obeso risponde come compensazione alla frustrazione di una domanda d’amore. Al posto dell’alternanza dell’addizione e della sottrazione  che caratterizza l’oscillazione bulimica abbuffata-vomito, troviamo l’annientamento quotidiano del vuoto, il suo riempimento compulsivo.

L’obeso si rende evidente, non può non essere visto e suscita vergogna ed emarginazione. L’evidenza dell’obeso è l’evidenza dell’orrore,  del rifiuto. Si attua la devastazione della propria immagine, come un trionfo dell’osceno rispetto all’ideale. Contemporaneamente il soggetto obeso tende a idealizzare se stesso come altro dalla massa fisica adiposa in cui si concretizza il suo aspetto finendo però per non percepire più il corpo come proprio: c’è una separazione dell’immagine idealizzata di sé dal  proprio corpo reale (anche come difesa di questa immagine, nessuno la vede attraverso il corpo grasso, nessuno può toccarla e minacciarla). Il soggetto è in balia dell’agito, si è in presenza dell’impossibilità del rifiuto: divorare è una compensazione di un segno d’amore, ma l’oggetto che serve a compensare questa assenza evoca continuamente la nostalgia di ciò che rimpiazza

) Disturbi Alimentari NON ALTRIMENTI SPECIFICATI.

La terza categoria è rappresentata da quei disturbi che rispecchiano sia il quadro dell’anoressia che della bulimia, con alcune variante: per es. compare il ciclo mestruale (che non c’è nell’anoressia vera e propria) e non ci sono un numero di abbuffate così frequenti come invece accade per la bulimia.

 I DISTURBI DI ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA

(BED traduzione italiana del termine Binge Eating Disorder😉 ,

Le persone che soffrono del Disturbo da Alimentazione Incontrollata fanno abbuffate che, a differenza della bulimia nervosa, non avvengono nell’arco della stessa giornata, ma a giorni alterni, per cui ci sono giorni in cui si assumono grandi quantità di cibo e altri in cui l’alimentazione è normale o addirittura ridotta.   Nei giorni dell’abbuffata, che possono essere tre o quattro in una settimana, si preferisce consumare cibi ricchi di grassi e meno quelli contenenti proteine o fibre. Queste persone, a differenza degli obesi, presentano un’eccessiva preoccupazione per il proprio peso corporeo e aspetto fisico. Solitamente non praticano attività fisica, sono prevalentemente sedentari e questi fattori uniti a quelli in precedenza descritti, possono portare all’aumento considerevole di peso, tale da rientrare nei parametri dell’obesità.

Convegno – Seminario
I DISTURBI ALIMENTARI: anoressia, bulimia e obesità

salerno 14 marzoI volontari del Servizio Civile del progetto SANTA MARIA FRANCESCA, presso la sede provinciale CISAL di Salerno sita in Via Porta Elina,11 presentano:

Riflessioni e dibattiti sulla problematica dei disturbi alimentari:

i sintomi, le cause e le conseguenze della patologia, e come superarla. L’intera cittadinanza è invitata a partecipare.

Il 4 Novembre: “Festa delle forze armate, giorno dell’unità nazionale e anniversario della fine della grande guerra”, i giovani raccontano.

Il 4 novembre 2015, i volontari del servizio civile delle provincie di Salerno e Avellino legati al progetto “Santa maria Francesca” si sono incontrati negli uffici di San Marzano sul Sarno (SA) in occasione della giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Dopo un attento dibattito ed uno scambio di opinioni circa il periodo storico-politico, si è discusso anche delle relative tradizioni legate alla commemorazione del 4 novembre svoltasi a San Marzano sul Sarno rasente il monumento dedicato ai Caduti, che ha visto i ragazzi partecipanti alla cerimonia accompagnati dai rispettivi responsabili del progetto. Da qui la relazione riassuntavi nei pensieri dei giovani volontari profondamente commossi dalla cerimonia, così motivandoli alla partecipazioni di altre manifestazioni.